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Omeríade. Dai banchi del liceo a Christopher Nolan

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Ultimo incontro di Ettore con la sua famiglia prima del fatale duello con Achille. Astianatte, in grembo ad Andromaca, si sporge per toccare l’elmo del padre. Cratere apulo a colonnette con figure rosse, circa 370-360 a.C. Museo archeologico nazionale di Palazzo Jatta, Ruvo di Puglia.


Effetto Nolan: mentre scrivo queste note apprendo che l’Odisseaè entrata nella classifica dei dieci libri piú venduti in Italia. Mica male per un classico di cosí antica origine e cosí severo curriculum scolastico.

        Come Dante e Manzoni, Omero si studiava in tutte le superiori della mia generazione, compresi gli istituti tecnici. Nei licei, quei classici interagivano nella mente degli studenti con il latino e il greco antico, formando sedimenti culturali e automatismi di stile e di pensiero. L’influenza del trio Omero-Dante-Alessandro poteva diventare piú o meno intensa a seconda delle inclinazioni individuali degli allievi, ma anche nei casi di disinteresse e rifiuto lasciava residui significativi nella memoria di ciascuno. I poemi omerici, poi, producevano un duplice effetto speciale nella formazione dei liceali: oltre a impregnarne le menti di Mare Nostrum (grecità, mitologie, continuità culturale con le origini) le allenavano a un audace salto in lungo temporale, presentandosi in versioni neoclassiche e preromantiche. Al liceo scientifico, dove si coltivava il latino ma non il greco, familiarizzammo con l’Iliade nella traduzione di Vincenzo Monti (1829) e l’Odissea in quella di Ippolito Pindemonte (1805). Endecasillabi italiani, costruzioni latine, sonorità musicali inaudite, immaginario visivo ottocentesco. Divinità dell’Olimpo, guerrieri, ninfe e semidei ci apparivano come rimodellati da Antonio Canova e Jacques-Louis David.

Franz von Matsch, Il trionfo di Achille, affresco panoramico nell’Achilleion di Corfú, 1892. «…contra l’estinto opra crudele meditando / de’ pie’ gli fora i nervi / dal calcagno al tallone, ed un guinzaglio / insertovi bovino, al cocchio il lega / andar lasciando strascinato a terra / il bel capo.» Achille trascina col suo carro, intorno alle mura di Troia, il cadavere di Ettore dopo averlo ucciso e spogliato.


Tra Monti/Pindemonte e Omero correvano ventisette secoli di distanza; tra loro e il sottoscritto meno di un secolo e mezzo, comunque un’enormità dal punto di vista della lingua. Le scuole italiane hanno poi adottato versioni omeriche piú contemporanee, ancora piú distanti dal greco antico ma piú neutre rispetto agli endecasillabi che ho assorbito (e adorato). Prendiamo per esempio il proemio dell’Iliade. Tradotto alla lettera e virato in prosa dagli odierni algoritmi suona piú o meno cosí:

 

Canta, o dea, l’ira funesta di Achille, figlio di Peleo: un’ira che procurò agli Achei innumerevoli sofferenze, mandò nell’Ade le anime valorose di molti eroi e abbandonò i loro corpi in pasto ai cani e a tutti gli uccelli rapaci. Cosí si compiva la volontà di Zeus. Racconta tutto a partire dal momento in cui entrarono in conflitto e si separarono Agamennone, signore dei guerrieri, e il divino Achille.

 

Vincenzo Monti, invece, si esprime cosí:

 

Cantami, o Diva, del Pelíde Achille

l’ira funesta che infiniti addusse

lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco

generose travolse alme d’eroi,

e di cani e d’augelli orrido pasto

lor salme abbandonò (cosí di Giove

l’alto consiglio s’adempía), da quando

primamente disgiunse aspra contesa

il re de’ prodi Atride e il divo Achille.

 

Quanto all’Odissea, l’invocazione iniziale è resa in questo modo dagli algoritmi:

 

Narrami, o Musa, dell’uomo dai molti talenti, che vagò a lungo dopo aver distrutto la sacra città di Troia. Vide le città di molti popoli e ne conobbe il modo di pensare; soffrí molte pene sul mare, lottando per salvare la propria vita e ricondurre in patria i suoi compagni. Ma, per quanto lo desiderasse, non riuscí a salvarli: furono essi stessi a perdersi, nella loro stoltezza, per aver mangiato i buoi del Sole Iperione. E il dio tolse loro il giorno del ritorno.

 

Ed ecco il «mio» Pindemonte:

 

Musa, quell’uom di multiforme ingegno

dimmi, che molto errò, poi ch’ebbe a terra

gittate d’Ilïòn le sacre torri;

che città vide molte, e delle genti

l’indol conobbe; che sovr’esso il mare

molti dentro del cor sofferse affanni,

mentre a guardar la cara vita intende,

e i suoi compagni a ricondur: ma indarno

ricondur desïava i suoi compagni,

ché delle colpe lor tutti periro.

Stolti! Che osaro vïolare i sacri

al Sole Iperïon candidi buoi

con empio dente, ed irritaro il Nume,

che del ritorno il dí lor non addusse.

 

Dai banchi del liceo e dal revival neoclassico si passò poi all’epoca della grande divulgazione di massa, prima col cinema degli anni Cinquanta e poi con la televisione. Omero aveva scorte di spettacolarità, action e fantasy da vendere. 

Il cinema era la nostra seconda scuola. Ero troppo giovane per i mediometraggi muti italiani ricavati da Omero nel 1911, ma in età perfetta (tredici anni) per apprezzare le avventure di un Ulisse alla hollywoodiana, impersonato da Kirk Douglas. Il progetto, una megaproduzione italo-franco-statunitense messa in piedi dal binomio Carlo Ponti-Dino De Laurentiis, fu affidato a Georg Wilhelm Pabst per la regia; ma a metà strada il lavoro passò nelle mani di Mario Camerini, forse per incompatibilità tra l’artista austriaco e la produzione. Camerini dimostrò un eroico spirito di sopportazione, evitando di mandare tutto all’aria nonostante le angherie inflittegli dal «divo» Kirk Douglas.

Frederic Leighton, Nausicaa, olio su tela, 1878 circa. Collezione privata.

Odilon Redon, Il ciclope, olio su tela, 1895-1900 circa. Museo Kröller-Müller, Otterlo.


L’Italia figura 11 volte su 13 tra i paesi che hanno prodotto o co-prodotto film e sceneggiati tratti dai due poemi omerici. Il dato sembra indicare un particolare impegno italiano nella popolarizzazione dell’Iliade e dell’Odissea, favorito anche – alle origini del Novecento – da un’industria cinematografica incline all’allestimento e alla realizzazione di kolossal (L’Odissea e La caduta di Troia precedono di quattro anni lo storico exploit di Cabiria). Il successo internazionale dell’Ulisse di Camerini, Ponti e De Laurentiis inaugura un filone pop di film in costume – i cosiddetti peplum, storici, mitologici o biblici.

 

© Pasquale Barbella/Dixit Café, 2026

John Collier, Circe, olio su tela, 1885. Collezione privata.

 

Omero al cinema, 1911-2026

Tredici film in ordine cronologico

 

La caduta di Troia. Regia: Giovanni Pastrone, Luigi Romano Borgnetto. Sceneggiatura: Oreste Mentasti e Giovanni Pastrone; soggetto tratto dall’Iliade di Omero e l’Eneide di Virgilio. Fotografia: Giovanni Tomatis. Interpreti: Giovanni Casaleggio, Jules Vina, Madame Davesnes, Olga Giannini Novelli, Emilio Gallo. Itala Film di Torino. Italia, 1911. – Il primo adattamento cinematografico a noi pervenuto dell’Iliade omerica. Durante l’assenza di Menelao, Paride giunge a Sparta e conquista l’amore di Elena, che fugge con lui a Troia. Il re tradito richiama gli altri principi greci e muove guerra alla città. Dopo un lungo assedio, gli Achei fingono di ritirarsi lasciando sulla spiaggia un gigantesco cavallo di legno, accolto dai Troiani come offerta propiziatoria. Durante la notte i guerrieri nascosti al suo interno aprono le porte all’esercito greco. Troia viene incendiata e saccheggiata; nel caos della distruzione Paride affronta i nemici e trova la morte, mentre l’amore che aveva provocato la guerra si conclude fra le rovine della città. Opera fondamentale nella nascita del kolossal italiano, condensa il mito con grande rapidità (mezz’ora) ma mostra già una concezione spettacolare della regia, fondata su scenografie imponenti, masse in movimento, profondità dell’inquadratura e grandiosi effetti d’incendio. I seicento metri di pellicola non consentono ancora un vero sviluppo drammatico, ma il film rappresenta la prova generale di Cabiria: Pastrone sperimenta qui quella «regia in grande stile» che avrebbe presto trasformato il cinema storico italiano in un modello internazionale. (Cinema Ritrovato Bologna)

L’Odissea. Regia di Giuseppe De Liguoro, Francesco Bertolini, Adolfo Padovan. Sceneggiatura: Giuseppe De Liguoro, da Omero. Fotografia: Emilio Roncarolo. Interpreti: Giuseppe De Liguoro, Eugenia Tettoni, Ubaldo Maria Del Colle. Milano Films. Italia, 1911. – Dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta un lungo e pericoloso viaggio per tornare a Itaca. Con i suoi compagni sfugge al ciclope Polifemo, resiste al canto delle Sirene e attraversa lo stretto dominato da Scilla e Cariddi. Trattenuto da Calipso, raggiunge infine l’isola dei Feaci, dove Nausicaa lo soccorre e gli permette di riprendere la navigazione. Tornato in patria sotto mentite spoglie, ritrova il figlio Telemaco e scopre che la reggia è occupata dai Proci, decisi a costringere Penelope a nuove nozze. Ulisse supera la prova dell’arco, rivela la propria identità, elimina i pretendenti e si ricongiunge alla moglie. Tra i primi tentativi di trasferire sullo schermo un intero poema epico, il film colpisce per l’ambizione produttiva, i costumi, le imbarcazioni e gli effetti fantastici, particolarmente efficaci nell’accecamento di Polifemo e nella raffigurazione di Scilla e Cariddi. La struttura per quadri, però, riduce il viaggio a una successione di episodi e rende il protagonista psicologicamente poco definito. Gian Piero Brunetta ne ha sottolineato l’inventiva tecnica, giudicando tuttavia il risultato statico e inferiore al coevo Inferno degli stessi autori. (Wikipedia)


Silvana Mangano interpreta Penelope e Circe nell’Ulisse di Camerini, 1954.

Ulisse. Regia: Mario Camerini. Sceneggiatura: Franco Brusati, Mario Camerini, Ennio De Concini, Hugh Gray, Ben Hecht, Ivo Perilli, Irwin Shaw, dall’Odissea di Omero. Fotografia: Harold Rosson. Musica: Alessandro Cicognini. Interpreti: Kirk Douglas, Silvana Mangano, Anthony Quinn, Rossana Podestà, Jacques Dumesnil, Daniel Ivernel, Sylvie, Franco Interlenghi, Elena Zareschi, Evi Maltagliati, Ludmilla Dudarova, Tania Weber, Piero Lulli, Ferruccio Stagni, Alessandro Fersen, Oscar Andriani, Umberto Silvestri, Gualtiero Tumiati, Teresa Pellati, Mario Feliciani. Ponti-De Laurentiis. Italia, Francia, USA, 1954. – Ulisse, re di Itaca, tenta da anni di tornare in patria dopo la guerra di Troia, affrontando tempeste, mostri e seduzioni. Naufragato sulle coste dei Feaci e privo della memoria, viene accolto dalla giovane Nausicaa, che s’innamora di lui. Poco a poco l’eroe ricorda le tappe della sua Odissea: l’incontro con il ciclope Polifemo, l’incantesimo della maga Circe e il richiamo mortale delle Sirene. Intanto, a Itaca, la fedele Penelope resiste alle pressioni dei Proci, che occupano la reggia e aspirano al trono. Ritrovata la propria identità, Ulisse riprende il viaggio, deciso a riconquistare la casa, la moglie e il figlio Telemaco. Tornato sotto mentite spoglie, affronta i pretendenti in una prova decisiva e ristabilisce l’ordine nel suo regno. Un adattamento abbreviato ma vigoroso dell’Odissea, capace di conciliare spettacolo popolare, avventura e immaginario mitologico. Kirk Douglas imprime all’eroe un’energia fisica piú da impetuoso avventuriero che da sottile stratega omerico; Silvana Mangano, nel doppio ruolo di Penelope e Circe, introduce invece una suggestiva contrapposizione fra fedeltà e seduzione. Gli effetti artigianali e la sequenza di Polifemo conservano un fascino concreto. Pur semplificando il poema, il film ha fissato un modello importante per il successivo cinema mitologico italiano.

Elena di Troia di Robert Wise con Rossana Podestà (Elena) e Jacques Sernas (Paride), 1956. 



Helen of Troy (Elena di Troia). Regia: Robert Wise. Sceneggiatura: John Twist e Hugh Gray, dall’Iliade di Omero. Fotografia: Harry Stradling Sr. Musica: Max Steiner. Interpreti: Rossana Podestà, Jacques Sernas, Cedric Hardwicke, Stanley Baker, Brigitte Bardot, Nora Swinburne, Robert Douglas, Torin Thatcher, Harry Andrews. Warner Bros. USA-Italia, 1956. – Paride, principe di Troia, parte per Sparta con l’intento di negoziare la pace con i sovrani greci. Naufragato durante il viaggio, viene soccorso da Elena, moglie del re Menelao, e tra i due nasce un amore irresistibile. Quando Paride comprende l’identità della donna, è ormai troppo tardi: osteggiato dai Greci, fugge con lei verso Troia. Menelao e Agamennone sfruttano il rapimento come pretesto per coalizzare i regni ellenici e assediare la ricca città. Mentre Ettore guida la resistenza troiana e Achille semina morte sul campo di battaglia, Paride ed Elena diventano il simbolo di una guerra alimentata non soltanto dalla passione, ma dall’ambizione e dall’avidità. Dopo dieci anni, l’inganno del cavallo di legno consente ai Greci di entrare a Troia e di distruggerla. Kolossal elegante e visivamente sontuoso, privilegia il melodramma amoroso e la spettacolarità rispetto alla complessità dell’Iliade. Robert Wise orchestra con sicurezza grandi masse, battaglie e scenografie monumentali, ma la sceneggiatura riduce spesso il mito a un conflitto convenzionale tra amore sincero, avidità politica e guerra. La critica ne ha generalmente apprezzato i valori produttivi piú della profondità dei personaggi. Rimane tuttavia una versione influente e figurativamente notevole della caduta di Troia.

 

La guerra di Troia. Regia: Giorgio Ferroni. Sceneggiatura: Giorgio Ferroni, Ugo Liberatore, Giorgio Stegani, Federico Zardi, dall’Iliade di Omero. Fotografia: Rino Filippini. Musica: Giovanni Fusco. Interpreti: Steve Reeves, Juliette Mayniel, John Drew Barrymore, Edy Vessel, Lydia Alfonsi, Warner Bentivegna, Arturo Dominici, Mimmo Palmara, Luciana Angiolillo, Nerio Bernardi, Carlo Tamberlani, Nando Tamberlani. Compagnie Industrielle et Commerciale Cinématographique, Europa Cinematografica, Les Films Modernes – Euro International. Italia, Francia, 1961. – Nel decimo anno della guerra, dopo la morte di Ettore, Enea assume la guida della resistenza troiana. Mentre Paride ed Elena continuano a rappresentare la causa apparente del conflitto, il vero obiettivo di Agamennone è conquistare la ricca città. Enea affronta i Greci in battaglia e tenta di mantenere uniti i difensori, mentre Ulisse prepara l’inganno decisivo: il cavallo di legno. Credendo terminato l’assedio, i Troiani introducono il dono entro le mura. Durante la notte i guerrieri achei escono dal cavallo e aprono le porte. Troia viene distrutta, ma Enea riesce a fuggire con alcuni superstiti, portando con sé la speranza di una nuova patria. Ferroni adotta insolitamente il punto di vista troiano e assegna a Enea il ruolo di eroe morale, trasformando la sconfitta in racconto di resistenza e sopravvivenza. Il film possiede ritmo, atmosfera e battaglie di notevole ampiezza, sostenute dall’impiego di numerose comparse e dalle location jugoslave. Steve Reeves rimane piú monumentale che espressivo e la sceneggiatura presuppone una certa conoscenza del mito, ma nel panorama del peplum è un’opera robusta, visivamente energica e meno ingenua della media. (Wikipedia)

 

L’ira di Achille. Regia: Marino Girolami. Sceneggiatura: Gino De Santis, dall’Iliade di Omero. Fotografia: Mario Fioretti. Musica: Carlo Savina. Interpreti: Gordon Mitchell, Jacques Bergerac, Cristina Gaioni, Gloria Milland, Piero Lulli, Roberto Risso, Mario Petri, Eleonora Bianchi, Erminio Spalla, Fosco Giachetti, Nando Tamberlani, Enio Girolami. American International Pictures. Italia, 1962. – Nel nono anno dell’assedio di Troia, Achille entra in conflitto con Agamennone, che gli sottrae la schiava Briseide. Offeso nel proprio onore, il piú forte guerriero greco si ritira dalla battaglia e lascia che i Troiani, guidati da Ettore, respingano gli Achei fino alle loro navi. Patroclo indossa allora le armi dell’amico per incoraggiare l’esercito, ma viene ucciso da Ettore. Sconvolto dal dolore, Achille torna a combattere, affronta il principe troiano in duello e ne oltraggia il corpo. Soltanto l’incontro con il vecchio re Priamo, venuto a supplicarlo, restituisce all’eroe pietà e coscienza della comune mortalità. Piú fedele all’Iliade di molti altri peplum, il film concentra l’attenzione sull’orgoglio, la collera e il dolore di Achille. Gordon Mitchell possiede la fisicità necessaria, benché la recitazione resti rigida, mentre costumi, scenografie e scene di massa rivelano mezzi superiori alla media del genere. La narrazione semplifica Omero e conserva qualche goffaggine spettacolare, ma il rapporto tra Achille, Patroclo, Ettore e Priamo introduce una gravità autenticamente tragica. È un dignitoso riassunto dell’Iliade, non privo di forza e poesia. (Wikipedia)





Cinque ritratti dell’attrice greca Irene Papas (1926-2022), Penelope nell’Odissea televisiva di Franco Rossi e Anticlea, madre di Ulisse, nella miniserie di Andrej Končalovskij.

Odissea. Serie televisiva di Franco Rossi, con episodi di Piero Schivazappa e Mario Bava. Sceneggiatura: Gian Piero Bona, Vittorio Bonicelli, Fabio Carpi, Luciano Codignola, Mario Prosperi, Renzo Rosso, dall’Odissea di Omero. Fotografia: Aldo Giordani. Musica: Carlo Rustichelli. Interpreti: Bekim Fehmiu, Irene Papas, Renaud Verley, Roy Purcell, Marina Berti, Scilla Gabel, Barbara Bach, Juliette Mayniel, Kyra Bester, Michèle Breton, Marcella Valeri, Constantin Nepo, Ivica Pajer, Samson Burke, Fausto Tozzi. Dino De Laurentiis Cinematografica, Rai, ORTF, Bavaria Film, Jadran Film. Italia, Francia, Jugoslavia, Germania Ovest, 1968. – Ulisse lascia Troia e tenta di tornare a Itaca, ma l’ira di Poseidone lo condanna a dieci anni di peregrinazioni. Affronta i Lotofagi, il ciclope Polifemo, la maga Circe, il regno dei morti, le Sirene, Scilla e Cariddi. Perduti tutti i compagni, rimane a lungo prigioniero di Calipso, quindi approda presso i Feaci e racconta le proprie avventure. Intanto Telemaco cerca notizie del padre e Penelope tiene a bada i Proci con l’inganno della tela. Tornato a Itaca travestito da mendicante, Ulisse viene riconosciuto da pochi fedeli, supera la prova dell’arco, stermina i pretendenti e riconquista la casa, il regno e la propria identità. È probabilmente la piú completa e rispettosa trasposizione audiovisiva del poema. Il lungo formato permette di conservare la struttura narrativa, il racconto retrospettivo e molte figure secondarie, mentre la recitazione severa di Bekim Fehmiu restituisce un Ulisse arcaico, astuto e fisicamente credibile. Le scenografie, i paesaggi mediterranei e gli effetti di Mario Bava alternano realismo e suggestione fantastica. Qualche solennità declamatoria e la rappresentazione degli dèi attraverso statue e voci fuori campo sono invecchiate, ma l’opera resta una pietra miliare dello sceneggiato europeo e un modello di divulgazione colta e popolare. (Treccani)

 

Nostos - Il ritorno. Regia: Franco Piavoli. Sceneggiatura: Franco Piavoli; rivisitazione personale del mito di Ulisse. Fotografia: Franco Piavoli. Musica: Luca Tessadrelli, Giuseppe Mazzuca. Interpreti: Luigi Mezzanotte, Branca De Camargo, Alex Carozzo, Paola Agosti, Giuseppe Marcoli, Mariella Fabbris. Zefiro Film, Immagininazione, Medusa Film. Italia, 1989. – Dopo una guerra sanguinosa, un guerriero senza nome si mette in mare per ritrovare la propria terra. Il viaggio è popolato da naufragi, apparizioni femminili, ricordi dell’infanzia e visioni della violenza commessa. Solo e disorientato, l’uomo attraversa grotte, acque, boschi e paesaggi dominati da una natura insieme materna e minacciosa. Le figure dell’Odissea emergono senza essere illustrate letteralmente: il mare, la seduzione, la perdita dei compagni, il desiderio della casa. Il ritorno diventa cosí una ricerca interiore, un tentativo di liberarsi dalla memoria della guerra e di ritrovare, negli affetti e nella natura, un’innocenza ormai perduta. Piavoli non adatta Omero: ne cerca la sorgente sensoriale e preletteraria. Quasi privo di dialoghi comprensibili, costruito con immagini, rumori naturali e frammenti di lingue mediterranee, il film è un poema audiovisivo sul trauma, la memoria e il bisogno di appartenere a un luogo. La fotografia del mare e dei corpi possiede una bellezza ipnotica; la rarefazione narrativa può però risultare enigmatica, astratta o estenuante. Morandini lo definisce «impervio, affascinante», Mereghetti «insolito e personalissimo»: un’opera radicale, capace di annoiare o incantare senza compromessi. (MyMovies)

 

To vlemma tou Odyssea (Lo sguardo di Ulisse). Regia: Theodoros Angelopoulos. Sceneggiatura: Theodoros Angelopoulos, Tonino Guerra, Petros Markaris, Giorgio Silvagni, da Omero. Fotografia: Giorgos Arvanitis, Andreas Sinanos. Musica: Eleni Karaindrou. Interpreti: Harvey Keitel, Erland Josephson, Maia Morgenstern, Thanasis Vengos. Grecia, Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Repubblica Federale di Jugoslavia, Bosnia Erzegovina, Albania, Romania, 1995. - A., regista greco da anni esule negli Stati Uniti, torna nei Balcani alla ricerca di tre bobine girate all’inizio del Novecento dai fratelli Manakis, pionieri del cinema nella regione. Il viaggio, insieme reale e simbolico, lo conduce attraverso Grecia, Albania, Macedonia, Bulgaria, Romania e Serbia, fino a Sarajevo assediata. Seguendo le tracce delle pellicole perdute, A. attraversa frontiere, rovine e memorie, incontrando figure femminili che sembrano incarnare diverse stagioni della sua vita. La ricerca del primo sguardo cinematografico si trasforma cosí in un’Odissea dentro la storia lacerata dei Balcani: guerre, nazionalismi, esilii e identità spezzate. Tra nebbie, fiumi e città devastate, Angelopoulos compone una meditazione sul cinema come custode della memoria e sullo sguardo dell’uomo, costretto a cercare un senso anche quando la Storia sembra averlo cancellato. Opera monumentale, visionaria e profondamente malinconica, trasforma il viaggio di Ulisse in un’esplorazione della memoria europea e delle ferite balcaniche. La potenza dei paesaggi, dei lunghi piani-sequenza e di alcune immagini indimenticabili convive però con una solennità talvolta compiaciuta: il film può apparire lento, programmaticamente simbolico e gravato dal proprio prestigio intellettuale. Resta, anche per i suoi detrattori, un’esperienza cinematografica di rara ambizione poetica. La critica internazionale fu nettamente divisa tra ammirazione e accuse di enfasi e autoreferenzialità.

William-Adolphe Bouguereau, Calypso, 1874 circa. Fotoincisione di Goupil & Cie riprodotta in Dictionnaire illustré des Beaux-ArtsÉditions Librairie d’Art Baschet,1885.

The Odyssey (L’Odissea). Miniserie televisiva. Regia: Andrej Končalovskij. Sceneggiatura: Christopher Solimine e Andrej Končalovskij, dai poemi omerici. Fotografia: Sergej Kozlov. Musica: Eduard Artem’ev. Interpreti: Armand AssanteGreta ScacchiAlan StensonIsabella RosselliniBernadette PetersEric RobertsIrene PapasJeroen KrabbéGeraldine ChaplinChristopher LeeVanessa L. WilliamsNicholas ClayMichael J. Pollard. Stati Uniti d’America, Italia, Regno Unito, Germania, Grecia, Russia, 1997. – Dopo la caduta di Troia, Ulisse provoca l’ira di Poseidone proclamando di non avere bisogno degli dèi. Il viaggio verso Itaca diventa una punizione lunga dieci anni: il re affronta Polifemo, Eolo, Circe, il regno dei morti, Scilla e Cariddi, fino a rimanere solo. Trattenuto da Calipso, ottiene infine di ripartire grazie all’intervento di Atena. A Itaca, intanto, Penelope resiste ai Proci e Telemaco cerca il padre. Tornato sotto l’aspetto di un mendicante, Ulisse ritrova i pochi servi fedeli, tende l’arco che nessun altro sa usare, stermina i pretendenti e riconquista la propria casa, comprendendo infine i limiti dell’orgoglio umano. La miniserie affronta quasi tutti gli eventi principali del poema con notevole chiarezza narrativa e con un cast internazionale prestigioso. Armand Assante propone un Ulisse vigoroso, impulsivo e vulnerabile; Končalovskij insiste sul conflitto fra l’orgoglio dell’uomo e il potere degli dèi, dando al ritorno un’autentica progressione morale. Costumi, ambientazioni e scene marine sono convincenti, mentre gli effetti digitali, alcune creature e certe apparizioni divine risultano oggi vistosamente televisivi. La critica fu divisa sull’alternanza fra solennità, melodramma e fantasy, ma ne riconobbe l’ambizione, la fedeltà narrativa e l’efficacia popolare. (Le Monde.fr)

 

Troy. Regia: Wolfgang Petersen. Sceneggiatura: David Benioff, da Omero. Fotografia: Roger Pratt. Musica: James Horner. Interpreti: Brad Pitt, Peter O’Toole, Eric Bana, Orlando Bloom, Brian Cox. USA, 2004. – Paride, principe di Troia, fugge da Sparta con Elena, moglie del re Menelao. L’affronto offre ad Agamennone, sovrano di Micene, il pretesto per riunire gli eserciti greci e conquistare Troia, ultima città capace di contrastare il suo dominio. Alla spedizione partecipa Achille, guerriero invincibile e insofferente all’autorità, spinto dal desiderio di ottenere una gloria immortale. A difendere la città è soprattutto Ettore, fratello di Paride, combattente leale e devoto alla famiglia. Lo scontro tra Achille ed Ettore diventa il cuore tragico di una guerra nella quale ambizione politica, amore, onore e vendetta conducono entrambi gli schieramenti alla rovina. Incapaci di espugnare le mura, i Greci ricorrono infine all’inganno del cavallo di legno, penetrano nella città e la consegnano al massacro e alle fiamme. Spettacolare, fluido e ben interpretato soprattutto da Eric Bana (Ettore) e Peter O’Toole (Priamo), il film rende accessibile il mito a un vasto pubblico e costruisce con efficacia duelli, assedi e battaglie. Al tempo stesso elimina quasi interamente la dimensione divina e appiattisce l’ambiguità dell’Iliade in un racconto moderno di potere, vendetta e celebrità guerriera. La critica ha riconosciuto la professionalità della messa in scena, ma ha rimproverato dialoghi solenni e convenzionali, semplificazioni psicologiche e un’enfasi spettacolare non sempre sostenuta da autentica emozione.

 

The Return (Itaca - Il ritorno). Regia: Uberto Pasolini. Sceneggiatura: Uberto Pasolini, John Collee, Edward Bond; soggetto liberamente tratto dagli ultimi canti dell’Odissea. Fotografia: Marius Panduru. Musica: Rachel Portman. Interpreti: Ralph Fiennes, Juliette Binoche, Charlie Plummer, Claudio Santamaria, Tom Rhys Harries, Marwan Kenzari, Chris Corrigan, Jamie Andrew Cutler, Moe Bar-El, Nikitas Tsakiroglou, Ayman Al Aboud, Amir Wilson. Heretic, Ithaca Films, Kabo Films, Marvelous Productions, Picomedia, Rai Cinema, Redwave Films. Italia, Grecia, Regno Unito, Francia, 2024. – Dopo vent’anni di assenza, Ulisse approda finalmente a Itaca, solo, esausto e segnato dalla guerra. Il suo regno è in rovina: i Proci occupano la reggia, dilapidano le ricchezze e costringono Penelope a scegliere un nuovo marito, mentre Telemaco, ormai adulto, vive nell’ombra di un padre che non ha mai conosciuto. Travestito da mendicante, Ulisse osserva la propria casa senza rivelarsi, esitante di fronte alla violenza necessaria per riconquistarla. Penelope continua intanto a tessere e disfare la tela, opponendo all’arroganza dei pretendenti una resistenza silenziosa. La prova dell’arco conduce infine al riconoscimento e alla strage dei Proci, ma il ritorno non cancella le ferite: Ulisse deve ancora ritrovare la moglie, il figlio e l’uomo che era prima della guerra. Uberto Pasolini elimina dèi, mostri e avventure marine per concentrare l’Odissea sul trauma del reduce e sulla difficile ricostruzione degli affetti. Il risultato è un dramma austero, fisico e quasi teatrale, sorretto soprattutto dalle interpretazioni di Ralph Fiennes, Ulisse consumato dalla colpa, e Juliette Binoche, Penelope lucida e tenace. La fotografia spoglia e la lentezza contemplativa conferiscono al film gravità e coerenza; proprio questa severità, tuttavia, è stata giudicata da alcuni critici eccessivamente statica e monocorde. La ricezione è dunque divisa: per il BFI è una rilettura psicologica sfumata e avvincente; per RogerEbert.com un’opera ben recitata ma troppo solenne e faticosa. Resta una versione originale e adulta del mito, piú interessata alle conseguenze della violenza che all’eroismo.

 

The Odyssey (Odissea). Regia: Christopher Nolan. Sceneggiatura: Christopher Nolan, da Omero. Fotografia: Hoyte van Hoytema. Musica: Ludwig Göransson. Interpreti: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron, Benny Safdie, Jon Bernthal, John Leguizamo, Lupita Nyong’o, Bill Irwin, Samantha Morton, Himesh Patel, Elliot Page, Mia Goth, Logan Marshall-Green, James Remar, Ryan Hurst, Travis Scott. – Dopo dieci anni di guerra, Ulisse (Matt Damon) salpa da Troia per tornare a Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland). Il viaggio attraverso il Mediterraneo si trasforma però in un’odissea dominata da tempeste, divinità ostili e creature mostruose. Ulisse e i suoi compagni affrontano il ciclope Polifemo, le insidie della maga Circe (Samantha Morton), il canto delle Sirene e altri pericoli che mettono alla prova la loro forza e la loro umanità. Mentre l’eroe lotta contro il mare, il destino e le conseguenze della guerra, a Itaca i Proci occupano la sua casa e pretendono che Penelope scelga un nuovo marito. Telemaco parte alla ricerca del padre, mentre Ulisse, spogliato progressivamente dei compagni e delle certezze, tenta di ritrovare la strada verso la propria identità, la famiglia e il regno perduto. Nolan affronta Omero come un grande racconto di guerra, colpa e ritorno, realizzando un’opera di imponenza visiva straordinaria, pensata per la scala dell’IMAX. La critica ha lodato l’ambizione, la fotografia, le scene d’azione, il senso del paesaggio e la capacità di restituire al mito una forza fisica e primordiale. Piú controversi risultano i dialoghi, la riduzione di alcune figure femminili e la tendenza a tradurre le ambiguità omeriche nelle ossessioni morali tipiche del regista. Per molti è un vertice spettacolare di Nolan; per altri, un adattamento grandioso ma psicologicamente meno ricco del poema.

 

 





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